Piastrelle

La piastrella italiana frena nel 2018

13/06/2019

La produzione di piastrelle si ferma a 415 milioni mq (-1,6%), il fatturato del settore perde il 3% scendendo a 5,4 miliardi di euro. Elevatissimi gli investimenti tecnologici, ancora oltre i 500 milioni di euro.

Confermando i preconsuntivi di fine anno, l’industria italiana produttrice di piastrelle ceramiche chiude il 2018 col segno meno, primo esercizio in frenata dopo cinque anni di continua crescita. A rilevarlo, i dati dell’indagine statistica nazionale, presentata dal presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani all’Assemblea annuale lo scorso 11 giugno.

La produzione realizzata in Italia dalle 137 aziende del settore si è fermata a 415 milioni mq (-1,6% sul 2017, pari a 7 milioni mq in meno), le vendite complessive hanno perso il 2,8% assestandosi a 410,1 milioni mq, per un giro d’affari totale di 5,4 miliardi di Euro (-3%).

A risentire di più della debolezza della domanda sono state le esportazioni, in flessione del 3% sia nei volumi - scesi da 338 a 327,7 milioni mq -, che in valore (4.547 milioni di euro, -3,3%), data la difficoltà di innalzare il prezzo medio, stabile a 13,9 €/mq, pur in presenza di un mix produttivo a maggior valore aggiunto.

Le vendite sul mercato domestico hanno continuato a stagnare, posizionandosi a 82,4 milioni mq (-1,6%) - meno della metà del mercato interno pre-crisi - e generando ricavi per 834 milioni di euro (-1%), grazie ad un prezzo medio di 10,1 €/mq.

Le grandi sfide sui mercati esteri

Come ha spiegato il presidente Savorani, l’inasprimento della concorrenza di altri Paesi produttori di ceramica (Spagna, Cina e, su alcuni mercati, ora anche l’India), la crescente competizione dei materiali alternativi (l’LVT in primis), ma anche le incertezze generate da politiche protezioniste e dalla guerra sui dazi che contrappone USA e Cina, sono tra le principali cause del rallentamento dell’export italiano di piastrelle.

Nel 2018 l’Italia è riuscita a mantenere le posizioni sui mercati europei dove sono stati venduti 222 milioni mq, con una lieve flessione in Europa occidentale e un buon progresso nei Balcani.

In contrazione le vendite nelle altre aree geografiche: -5,4% in Nord America (46 milioni mq), -4,3% in Far East (20 milioni mq), -21% nei Paesi del Golfo (9 milioni mq), -10% in Nord Africa e altri Paesi del Medio Oriente (10 milioni mq), -6,8% in Sud America (4 milioni mq).

Lo scenario globale resta molto complesso - ha affermato Savorani - ed è prematuro parlare di inversione di tendenza nel 2019, nonostante il dato positivo (+1,4%) del nostro export nel primo trimestre di quest’anno. Ci aspettiamo piuttosto di consolidare i risultati del 2018”.

L’internazionalizzazione produttiva dell’industria ceramica italiana

Come noto, l’industria ceramica italiana vanta il primato globale in termini di livello di internazionalizzazione produttiva, con ben 16 società di diritto estero, controllate da 9 gruppi ceramici italiani (Concorde, Dado, Del Conca, Florim, Gambini Group, Granitifiandre, Laminam, Panaria, Ricchetti), che producono piastrelle in stabilimenti produttivi ubicati prevalentemente negli Stati Uniti (qui il 30% della produzione estera), in Europa e Russia. Sommando le produzioni realizzate in Italia e all’estero, i volumi complessivi del comparto superano i 500 milioni mq e le esportazioni raggiungono i 414 milioni mq.

Nel 2018 le società all’estero hanno occupato 3.151 addetti e hanno prodotto 85,8 milioni mq di piastrelle, in linea con i livelli produttivi del 2017.

Le vendite totali (86,5 milioni mq) hanno generato un fatturato di 858,9 milioni di euro (-0,4%), di cui l’80% realizzato da vendite nel medesimo mercato sede della fabbrica.

Le vendite sui mercati europei sono cresciute a 483,2 milioni di euro (+2,8%), mentre quelle in Nord America hanno subito una flessione di cica il 4% scendendo a 375,7 milioni di euro. A tal riguardo, da sottolineare la crescente preoccupazione dei produttori statunitensi (molti dei quali facenti capo a gruppi italiani) verso le politiche commerciali “unfair” dell’industria ceramica cinese, nei confronti delle quali è stata presentata lo scorso 10 aprile una petizione all’US Dept of Commerce per l’introduzione di dazi antidumping.  

Occupazione e investimenti

Se i risultati di mercato, soprattutto all’estero, sono stati inferiori alle aspettative degli industriali della ceramica, il Presidente Savorani ha evidenziato due dati che spiccano in positivo e che danno la misura della fiducia sulle prospettive del settore. Da un lato l’occupazione, che a fine 2018 contava 19.692 addetti (+0,9%, 177 in più rispetto all’anno precedente); dall’altro gli investimenti, superiori a quanto si stimava a preconsuntivo, essendosi mantenuti oltre la soglia dei 500 milioni di euro: dopo i record del 2016 (400 milioni €) e del 2017 (515 milioni €), gli investimenti 2018 sono stati pari a 508,2 milioni di euro, ossia il 9,4% del fatturato del comparto. Un valore che ha consentito all’intera industria di superare i 2 miliardi nel quinquennio. Uno sforzo enorme, favorito dagli incentivi fiscali di Industria 4.0 per l’ammodernamento degli stabilimenti, che il comparto delle piastrelle ha saputo cogliere più di altri settori industriali italiani, puntando ad un recupero di competitività attraverso tecnologie più evolute.

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