Statistiche e mercati

Analisi di bilancio dei produttori di piastrelle asiatici

30/05/2017

Luca Baraldi, Acimac Research Center, [email protected]

La 3a edizione di "Analisi di bilancio dei produttori mondiali di piastrelle", realizzata dal Centro Studi Acimac, ha fotografato lo stato di salute di 77 aziende asiatiche, mettendole a confronto con i risultati di altre 248 aziende, di cui 88 italiane e 75 spagnole.

L’analisi dei dati di bilancio consuntivi del 2015 dell’aggregato di imprese Asiatiche confermano un modello produttivo ad alta intensità di lavoro che punta alla produzione di piastrelle di prezzo medio-basso destinate a segmenti di mercato ad elevato grado di competizione. L’elevato sfruttamento di economie di scala e, in molti casi, anche di economie distrettuali (vedi in Cina), consentono una creazione di valore aggiunto relativamente alto in rapporto al fatturato, seppure non ai livelli italiano e spagnolo. L’impiego intensivo di manodopera e il conseguente livello medio-basso degli investimenti in automazione industriale rende questo modello meno performante in termini di produttività del lavoro. Tuttavia, questo effetto è più che compensato dal basso costo della manodopera, cosicché i margini di redditività lorda ottenuti dall’impresa asiatica media sono maggiori di quasi 2 punti percentuali rispetto a quelli degli altri principali produttori mondiali.

Le imprese asiatiche, per effetto del costo del lavoro contenuto, confermano infatti nel 2015 elevatissime marginalità a tutti gli stadi della catena del valore, pur partendo da un livello di efficienza tecnologico-produttiva inferiore rispetto ad Italia e Spagna (ad eccezione del ciclo delle scorte, che è più efficiente e snello rispetto a quello medio italiano e spagnolo). Conseguono un EBITDA in rapporto alle vendite del 13,4%, di poco superiore al livello di profittabilità lorda del 2014. Tuttavia, nel 2015 risultano particolarmente compressi i margini di utile netto, in calo di quasi 1,5 punti percentuali.

La redditività del capitale investito (indici di redditività ROE, ROI e ROS) sono quasi doppi rispetto ai due sistemi europei (Italia e Spagna). Ancora soddisfacente anche l’indice di rotazione degli impieghi (0,76), anche se questo non costituisce più carattere peculiare, dato che le imprese asiatiche presentano lo stesso livello dell’indice riscontrabile anche in Italia e Spagna. Inoltre, nella media delle imprese asiatiche, l’indice di rotazione degli impieghi risulta in diminuzione, dal livello di 0,85 del 2014.

Dal punto di vista degli indicatori economico-finanziari, occorre sottolineare come il rapporto fra mezzi propri e mezzi di terzi (Leverage), cashflow, la durata del ciclo attivo ed il grado di copertura degli interessi passivi (settorialmente basso) siano tutti migliori rispetto a quelli riscontrabili in Spagna e in Italia, sebbene le imprese italiane presentino un più elevato grado di copertura reddituale (EBIT) degli interessi passivi. Le imprese asiatiche continuano quindi, anche nel 2015, a configurarsi come concorrenti molto profittevoli ed efficienti, seppure tendenzialmente segmentati su porzioni di mercato (il low cost, appunto) nei quali le imprese spagnole (e a maggior ragione le italiane) non sono concorrenti diretti.

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