Statistiche e mercati

Le previsioni 2015 per l’industria delle piastrelle

11/06/2015

Secondo l'Osservatorio Previsionale Confindustria Ceramica - Prometeia aggiornato nel mese di maggio, il 2015 sarà all'insegna del progressivo recupero, con una decisa accelerazione nel 2016.

La produzione italiana di piastrelle è prevista in crescita, nei due anni, rispettivamente dell'1,1% e del 3,4%, così come le vendite totali (+1% e +3,2%) trainate ancora da buone performance sui mercati internazionali: l'export è previsto in aumento dell'1,7% quest'anno e del 4% nel 2016.

Dovrebbe anche attenuarsi la contrazione della domanda sul mercato domestico, prevista in flessione di appena l'1,6% quest'anno, per tornare in terreno positivo l'anno prossimo (+0,3%).

Le esportazioni italiane torneranno a crescere nel 2015 in tutte le aree geografiche ad esclusione dell'Europa Centro Orientale (-3,5%), dove la crisi russa continua a produrre i propri effetti e dove la ripresa delle vendite è prevista solo dal 2016 (+2,6%).

Da segnalare, le ottime previsioni nei mercati dei Paesi del Golfo (+10,5% nel 2015 e +9,1% nel 2016), la cui domanda riguarda materiali ad altissimo valore aggiunto destinati alla realizzazione di grandi progetti edilizi. Altrettanto positive le previsioni sui mercati dell'area Nafta (+4,6% nel 2015 e +6,8% nel 2016) e in Nord Africa e Medio Oriente (rispettivamente +4,1% e +5,5%).

"Il clima di fiducia delle imprese sta cambiando" - ha commentato il Presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli, elencando anche i fattori esterni che, al momento, stanno aiutando le aziende.

Tra questi, il calo dei prezzi dell'energia come conseguenza del minor prezzo del petrolio, un più favorevole cambio Euro/Dollaro che sostiene le esportazioni, e tassi di interesse più bassi grazie alla politica del Quantitative Easing varata dalla BCE.

Fattori congiunturali positivi che, secondo Borelli, non devono far calare l'attenzione sui  molti problemi ancora irrisolti del sistema Paese Italia, primi fra tutti la mancanza di una seria politica energetica nazionale, l'eccessiva burocrazia amministrativa e gli altrettanto eccessivi oneri fiscali e parafiscali che gravano sulle aziende.

Tra questi ultimi non manca il riferimento anche alla ("indigesta") tassazione del 5% sullo sfruttamento dell'energia pulita autoprodotta con la cogenerazione.

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