Lo sviluppo dell'Africa passa anche dalla ceramica

Il consulente nigeriano Eguakhide Patrick Oaikhinan fotografa lo stato dell’arte dell’industria locale, tra potenzialità e ostacoli.

La Nigeria è la nazione più popolosa dell’Africa, la seconda economia del continente e la prima nell’Africa Occidentale, con un PIL che supera i 380 miliardi di dollari.

La revisione della politica economica nel 2015-2016, la svalutazione della Naira e l’Economic Recovery and Growth Plan (ERGP) lanciato all’inizio del 2017 hanno posto le basi per sbloccare l’ampio potenziale di crescita del Paese, puntando sullo sviluppo della manifattura locale per diversificare l’economia e renderla meno dipendente dalle rendite petrolifere. Questo ha portato ad un afflusso di investimenti nel settore manifatturiero, incluso quello delle piastrelle ceramiche che aveva iniziato a svilupparsi a partire dal 2011.

Con una produzione che nel 2018 aveva già raggiunto i 114 milioni mq, oggi la Nigeria è il secondo maggiore produttore di piastrelle in Africa dopo l’Egitto.

Nel Paese operano 8 società, tutte create con investimenti diretti esteri: 6 sono a capitale interamente cinese e 2 sono partecipate da investitori indiani. Tra queste ultime, la West African Ceramics (Royal Ceramics), una delle prime a insediarsi nel Paese già nel 1996 e produttrice anche di tegole smaltate e adesivi per la posa.

Con l’apertura delle sue fabbriche in Nigeria, la Cina ha progressivamente ridotto le esportazioni verso il Paese africano (dai 74 milioni mq esportati nel 2014 ai 5 milioni del 2018); volumi che, storicamente, coprivano quasi l’intero consumo nazionale. Inoltre, per sostenere l’industria locale, il Governo nigeriano ha imposto dazi all’importazione fino al 40%. Il rapido sviluppo dell’industria delle piastrelle corre in parallelo all’espansione dell’edilizia. Quello delle costruzioni è infatti il secondo settore dell’economia nigeriana per tasso di crescita, trainato da un impressionante incremento demografico: la popolazione è passata dai 122 milioni di abitanti del 2000 agli oltre 190 milioni censiti nel 2017.

Il deficit abitativo della Nigeria ammonta a 17 milioni di alloggi e, secondo le stime della Banca Mondiale, richiederebbe 22 miliardi di dollari per essere colmato: in pratica, si dovrebbero costruire 850mila unità abitative ogni anno per i prossimi 20 anni ad un costo medio unitario di 22.750 dollari. Edilizia abitativa e infrastrutture sono quindi tra le priorità del Governo di Abuja, appoggiato da organizzazioni quali Shelter Afrique, Banca Mondiale e FMBN. Il Governo, ad esempio, sta lanciando un nuovo programma di edilizia sociale che consenta alla massa di popolazione a basso reddito di poter acquistare una casa ad un costo medio tra i 10.000 e i 15.000 dollari: il prototipo di alloggio realizzabile è stato elaborato e presentato dalla West African Ceramics. Il progetto, oltre ad interessare l’intero territorio nigeriano, potrebbe anche essere adottato dai Paesi della Comunità Economica dell’Africa Occidentale (ECOWAS), tutti molto dipendenti dalla più ricca Nigeria e tutti ugualmente impegnati in programmi di edilizia residenziale con investimenti significativi. Le ricadute positive sull’industria delle piastrelle sono evidenti.

Con un mercato di queste dimensioni e la spinta ad uscire rapidamente dall’arretratezza creando occupazione, il potenziale di crescita dell’industria ceramica in Nigeria è enorme, soprattutto al di fuori del settore delle piastrelle che, in pratica, è l’unico ad aver attirato investimenti. Nel settore dei sanitari c’è solo un’azienda attiva in tutto il Paese, la CDK Integrated Industries, che oltre a produrre 4 milioni mq/anno di pavimenti e rivestimenti, fabbrica anche 500.000 pezzi di articoli sanitari. Quasi del tutto assente la produzione di stoviglieria in porcellana o bone china, di mattoni in laterizio e di refrattari; materiali che, al momento, devono essere tutti importati per soddisfare la domanda interna.

Confermatasi ormai la destinazione più attraente in Africa Occidentale per i nuovi investimenti esteri, la Nigeria potrebbe quindi diventare in futuro il vero e proprio hub dell’industria ceramica nella regione. A suo favore gioca la disponibilità di enormi depositi di materie prime ceramiche (argilla, caolino, feldspato, quarzo, silice, magnesite, bauxite, ossido di silicio, grafite) e di gas naturale. Per contro, sullo sviluppo di una moderna produzione industriale di ceramica pesano ancora importanti gap, primo fra tutti le elevate barriere d’ingresso in un settore ad alta intensità di capitale.

A questo si aggiungono il deficit infrastrutturale e la necessità di formare manodopera qualificata.

 

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