Statistiche e mercati

Produzione e consumo mondiale di piastrelle ceramiche. Risultati 2019 e previsioni 2020

13/10/2020
  • Nel 2019 la produzione mondiale di piastrelle ha registrato una flessione del 3,7% a 12,7 miliardi mq; -4% il consumo mondiale, sceso a 12,4 miliardi mq.
  • In crescita di appena 31 milioni mq, a 2.837 milioni mq (+1%), i flussi di import-export; ancora in forte contrazione l’export cinese.
  • Per il 2020 si stima un’ulteriore contrazione della produzione dell’8,5%.

È in pubblicazione l’8a edizione del volume “Produzione e consumo mondiale di piastrelle ceramiche” realizzato da Acimac / MECS: 260 pagine di grafici, tabelle e commenti che analizzano nel dettaglio l’andamento decennale al 2019 di industria, mercato, consumi pro-capite e flussi esportativi in volume e in valore sia per macro-aree geografiche che per i 76 maggiori Paesi produttori, consumatori, esportatori o importatori di piastrelle.

Lo studio ci offre una fotografia dell’industria e del mercato globali che segnano nel 2019 la seconda flessione consecutiva in 20 anni di rilevazioni.  

La produzione e il consumo di piastrelle ceramiche a livello globale hanno perso il 3,7% e il 4% scendendo rispettivamente a 12.673 milioni mq e a 12.375 milioni mq. Mezzo miliardo di metri quadrati in meno in un anno (un miliardo nel biennio 2018-19), per i quali il grande responsabile è ancora una volta la Cina, che al -11% del 2018 ha aggiunto un altro -8,7% l’anno scorso. Né è stato sufficiente il parallelo rafforzamento di India (produzione a 1.266 milioni mq, +10,6%), e Brasile (909 milioni mq, +4%) per compensare una perdita di tali dimensioni.

In Asia la produzione si è contratta quindi di un altro 5%, scendendo a 8.532 milioni mq, pari al 67,3% della produzione globale. In flessione anche la produzione in Unione Europea (1.304 milioni mq; -2,8%) e nell’area dell'Europa extra-UE (570 milioni mq; -7,8%). Stabile a 1.503 milioni mq la produzione nel continente americano, dove l’incremento in Centro-Sud America (+2,2%, 1.173 milioni mq) ha compensato il calo in Nord America (-4,9%, 330 milioni mq).

È proseguito lo sviluppo dell’Africa, dove la produzione a fine 2019 era stimata intorno ai 759 milioni mq (+5,7%); oltre all’Egitto (300 milioni mq) e alla Nigeria (115 milioni mq) continuano a crescere i Paesi dell’Africa subsahariana, dove le produzioni, prevalentemente riconducibili ad investimenti cinesi, sono state avviate a partire dal 2015 e si collocano tra i 10 e 40 milioni mq.

Nel 2019, i flussi di import-export sono aumentati di soli 31 milioni mq (+1%) a 2.837 milioni mq, pari al 22,9% dei consumi totali. Il risultato è il saldo tra la contrazione dell’export cinese (75 milioni mq in meno) e gli incrementi di quasi tutti gli altri maggiori Paesi esportatori, in primis l’India (86 milioni mq in più): le esportazioni cinesi sono infatti diminuite per il sesto anno consecutivo scendendo da 854 a 779 milioni mq (-8,8%), mentre l’India, coi suoi 360 milioni mq di piastrelle esportate (quasi raddoppiate in 3 anni con l’ultimo +31% nel 2019) è divenuta il terzo maggiore paese esportatore dopo Cina e Spagna, sempre più spesso scelta come alternativa alla piastrella made in China, e non solo in USA.

  • Le previsioni per il 2020

Lo scenario del 2020 sarà ovviamente diverso. Nessun paese è rimasto immune dall’impatto della pandemia, sebbene fatichi ancora a stimarne la reale portata sul proprio sistema produttivo. Ciò nonostante, l’indagine condotta da ACIMAC/MECS sui principali paesi produttori indica che (al netto di nuovi lockdown) la produzione mondiale di piastrelle potrebbe subire una contrazione intorno all’8,5%, scendendo a circa 11.600 milioni mq. Una flessione più contenuta rispetto alle ben più negative previsioni di maggio, grazie ad un buon recupero dell’attività a partire da giugno, confermato dalla maggioranza dei player.

La Cina, che, per il primo semestre 2020, ha dichiarato una flessione dei volumi prodotti del 5,8% sul primo semestre 2019, prevede di mantenere la perdita produttiva dell’intero anno al di sotto del -10%: nel grande paese asiatico sono peraltro in programma un centinaio di nuove linee per la produzione di grandi lastre entro dicembre.

Ancora più ottimista la Turchia che, forte anche dei buoni risultati sul fronte dell’export nei primi 6 mesi dell’anno, punta a confermare gli stessi volumi di produzione del 2019.

Più scettici, invece, altri grandi produttori, tra cui Brasile, Vietnam, Spagna e Messico, che prevedono di chiudere il 2020 con un calo della produzione nazionale tra il -10% e il -20%.

 

Leggi l’articolo completo su Ceramic World Review n. 138

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